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Enri Canaj - Parallel Ways 2016

Parallel Ways

 

Esposizione fotografica a cura di Gianluca Grossi

 

Un viaggio in immagini. Attraverso tre realtà diverse, ma parallele. Un viaggio che racconta una ricerca, uno scavo nella realtà e dentro di sé. SazioReale presenta la sua più recente produzione: l’esposizione fotografica Paralell Ways, curata da Gianluca Grossi e dedicata agli scatti di Enri Canaj, giovane fotografo nato in Albania e cresciuto ad Atene, in Grecia.

 

A Monte Carasso, nelle sale sotterranee dell’Antico Convento delle Agostiniane, sono esposte 62 fotografie, divise in tre sale tematiche.

 

Queste le tre sezioni nelle quali è divisa l’esposizione:

 

Shadows in Greece (Ombre in Grecia), racconta la vita di chi è stato colpito dalla crisi economica ed è finito ai margini della società. Scrive Enri Canaj, nell’introduzione a questa sezione:

 

Per come lo ricordo, il centro di Atene era pieno di vita. In vista delle Olimpiadi del 2004 c’era stato un grande sviluppo. Alberghi, negozi, ristoranti e caffè erano spuntati come funghi, la città era piena di gente. Era successo tutto in pochi anni. La città si era messa un vestito nuovo. Durante le Olimpiadi, Atene era pulita e sicura. Nemmeno a volerli cercare avresti trovato venditori ambulanti, tossici o immigrati. C’erano soltanto turisti che volevano divertirsi. Ai miei occhi, sembrava un posto diverso. Con il passare del tempo, la città ha cominciato a deteriorarsi e piano piano è tornata a essere quella di prima.

Il tempo trascorre rapidamente.

 

Oggi, Atene sta svanendo. In molti se ne sono andati, a causa della crisi. Numerosi alberghi e negozi hanno chiuso, il centro è quasi deserto. La gente ha paura di essere accoltellata, si dice in giro che accada ogni giorno. Ha addirittura paura di vedere tutta questa povertà e questa privazione, i tossici pronti ad aggredirti per una dose, le donne che si prostituiscono. Per me, queste persone ci sono sempre state. C’erano quando ero arrivato ad Atene all’età di 11 anni.  C’erano mentre crescevo. Sono, in un certo modo, prigioniere della loro vita.

 

I migranti vivono nelle stanze che affittano, tanti insieme nella stessa stanza e senza tanta speranza. Le donne si prostituiscono per strada, anche per 5 euro. Ho trascorso giorni interi insieme a queste persone. Era un modo per avvicinarli. Sono persone sensibili con molti problemi, con famiglie a pezzi. A volte, danno l’impressione che nessuno si sia mai occupato di loro. Sembrano volere qualcuno con cui parlare, volere uscire dalla miseria che li tiene. A volte, ho avuto l’impressione che cercassero qualcuno a cui raccontare tutto. Mi ha colpito il fatto che a volte lo facessero come se mi conoscessero da sempre.

 

Ho estratto la macchina fotografica soltanto quando ho avvertito una sorta di confidenza fra loro e me. Per me, queste immagini sono ancora più forti, perché conosco le storie che stanno dietro.   

 

The Wind Cries War (La guerra nel vento) documenta la crisi migratoria che ha interessato i Balcani, in modo particolare, ma non soltanto, nel corso del 2015. Scrive Enri Canaj nell’introduzione a questa sezione:

 

La guerra in Siria e la situazione in altri paesi del Medio Oriente continuano a costringere migliaia di persone alla fuga. La Grecia è stata e resta uno dei punti di entrata in Europa per chi vi cerca un rifugio dalla violenza. L’isola di Lesbo è stata al fronte di questa migrazione. Molte persone sono annegate in mare nel tentativo di raggiungere le coste greche. Chi ce l’ha fatta ha continuato il suo viaggio lungo i Balcani, attraversando la Macedonia, la Serbia, la Croazia, la Slovenia, sfidando pericoli e pagando i passatori.

 

Dall’esterno tutto potrebbe sembrare surreale. Da vicino, invece, ho scoperto la

forza sconfinata di cui gli esseri umani danno prova quando devono sopravvivere. Soltanto la speranza può produrre questa forza. La speranza è un regalo: supera paure e difficoltà, ci fa immaginare un futuro migliore e lottare per raggiungerlo.

 

Il viaggio dei migranti non riguarda soltanto loro: dovrebbe riguardare tutti noi.

 

Albania. A Homecoming (Ritorno in Albania) è invece il viaggio nel Paese natale compiuto dal fotografo, alla ricerca delle proprie origini e delle proprie radici. Un lavoro che propone scatti sorprendenti, capaci di rivelare una realtà che si trova oltre la superficie del mondo. Scrive Enri Canaj nell’introduzione a questa sezione:

 

L’Albania è un piccolo paese nel cuore dei Balcani dove sono nato e ho trascorso i miei primi anni. Sono cresciuto lontano da lei. Ci sono tornato da adulto alla ricerca delle mie origini. Ho trovato un paese in cui la tradizione convive con la modernità. Ho viaggiato molto in Albania, insieme a mia moglie. Lì devi essere sposato. Se lo sei, la società ti rispetta. La gente ci ha accolto nelle case, ci ha fatto le felicitazioni e ci ha benedetti.

 

Con queste fotografie desidero mostrare la vita di tutti i giorni degli albanesi, dai momenti più importanti a quelli più ovvi. In particolare, mi hanno impressionato il senso della famiglia e i legami fra le persone.  Li ho trovati ovunque: nelle giovani coppie appena sposate, nei loro bambini, a un funerale, nell’immagine di un figlio che accompagna suo padre al lavoro. Non ho mai incontrato la solitudine.

 

L’esposizione presenta per la prima volta il lavoro completo di Enri Canaj, portato avanti nel corso di sei anni. Si tratta di una produzione interamente realizzata da SpazioReale, che ribadisce, in questo modo, la sua missione e vocazione: essere un luogo nel quale scoprire sguardi originali sul mondo attraverso gli scatti di giovani fotografi il cui talento la galleria intende non soltanto far conoscere, ma anche sostenere.

 

L’esposizione sarà inaugurata il 15 settembre alle 18.30 presso l’Antico Convento delle Agostiniane a Monte Carasso. Restera aperta fino al 1° novembre, dal venerdì alla domenica, dalle 14 alle 18.


Entrata franchi 7.



Note biografiche

 

Enri Canaj è nato a Tirana, in Albania, nel 1980, dove ha trascorso l’infanzia. Nel 1991, la sua famiglia si è trasferita in Grecia, subito dopo l’apertura dei confini. Vive ad Atene e si occupa, in particolare, anche se non esclusivamente, di Grecia e Balcani. Ha studiato fotografia alla Leica Academy di Atene. Nel 2007 ha partecipato a un progetto sulle migrazioni organizzato dal British Council: per un anno è stato allievo del fotografo Nikos Economopoulos, una delle grandi firme dell’agenzia Magnum. Dal 2008 è fotografo indipendente. Le sue immagini sono state pubblicate dalle maggiori testate della stampa internazionale, dal Financial Times a Newsweek, passando, fra gli altri, per Paris Match, New York Magazine e Monde Diplomatique. I suoi lavori sono stati esposti in Grecia, Belgio, Turchia, India, Polonia, Kosovo, Italia e altri paesi e hanno ricevuto premi e riconoscimenti, il più recente al Lumix Foto Festival di Hannover.

 

 

© montecarasso.ch – credits – Ultimo aggiornamento della pagina: 14.04.2017 – Visualizzazione: RegolareStampa

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