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Resistenze 2017
Nell'imminenza dell'aggregazione alla nuova Bellinzona, Monte Carasso ha scelto di ricordare i cinque anni di esistenza di SpazioReale, la galleria dedicata al fotogiornalismo ospitata dall'Antico Convento delle Agostiniane. Lo ha fatto chiedendo un'esposizione al suo ideatore e curatore, Gianluca Grossi, che nel 2015 aveva firmato l'evento fondatore. È nata così Resistenze, che si inaugura domenica 26 marzo alle 17.30. Si tratta di un racconto in immagini e a parole che ci porta a Mosul, in Iraq, in un momento nel quale la città è al centro di violenti e sanguinosi scontri fra l'esercito regolare iracheno e lo “Stato islamico”. «Si tratta di un conflitto», spiega Gianluca Grossi, «percepito dall'opinione pubblica come “giusto” e “giustificato”. Tuttavia, anche questa è una guerra. Alla capacità di farcela, di restare vivi e alla dignità dei civili di Mosul, alla bellezza dolorosa di queste persone è dedicata l'intera esposizione. È un omaggio alla vita: alla loro e alla nostra. È la stessa vita».

L'autore ha compiuto una scelta radicale: alcune delle fotografie di Resistenze sono infatti stampate su carta e plastica industriali, per la precisione le stesse utilizzate in Svizzera per i manifesti pubblicitari esposti nelle strade. Una soluzione voluta per «fare pubblicità alla vita», per mettere la vita al centro dell'attenzione e per restituire l'urgenza di documentare e mostrare quanto sta succedendo in Iraq, rispondendo al desiderio di eliminare (o perlomeno accorciare), in una sorta di stampa istantanea, la distanza fra il momento dello scatto e quello della sua riproduzione e, successivamente, della sua fruizione. La scelta di ricorrere a questo supporto risponde anche alla convinzione dell'autore di quanto sia indispensabile concedere alla vita delle persone colpite dalla guerra la possibilità di entrare nella nostra vita. È un'esperienza alla quale inconsapevolmente (e passivamente) ci esponiamo ogni giorno osservando la pubblicità di automobili, prodotti e vacanze.

Resistenze vuole che questa esposizione diventi un atto di consapevole e attiva registrazione di ciò che accade, nella realtà, agli altri.

Alcune gigantografie, esposte nella sala principale di SpazioReale, sono state piegate e lavorate intenzionalmente per veicolare la sensazione che le scene ritratte stiano accadendo davanti allo sguardo del pubblico, e anche per testimoniare il senso del terreno e della testimonianza giornalistica portata a casa e davanti agli occhi del pubblico partendo da una situazione difficile.
Una serie di pagine che l'autore ha strappato ai suoi taccuini forniscono didascalie personali e originali, impressioni registrate sul terreno, interrogativi da sviluppare, ma anche informazioni relative agli scatti.

L'esposizione si estende su tre sale. Nella prima si trovano fotografie di soldati iracheni che si stanno preparando a combattere sul fronte di Mosul, e di chi lo sta fuggendo, famiglie intere, lasciate sole a sé stesse. Sono presenti anche scatti realizzati nella città irachena di Geyara (posta sulla Piana di Ninive, non lontana da Mosul), dove l'Isis, prima di ritirarsi, sconfitto, ha dato alle fiamme i pozzi di petrolio. Pompieri iracheni senza mezzi adeguati e senza aiuto esterno cercano di spegnere i roghi, giorno e notte. La nube tossica scaturita dal petrolio in fiamme rende irrespirabile l'aria per i civili. «La fine di una guerra – spiega Grossi – non è mai la fine delle sue conseguenze».
Nella seconda sala sono esposti ritratti di bambini portatori di handicap in fuga da Mosul o già arrivati nei campi profughi del Kurdistan iracheno. Per quanto possa apparire paradossale, la guerra ha concesso loro una visibilità che non hanno mai avuto, celati com'erano agli altri a causa della loro diversità. «Questa non attesa libertà – si legge su uno dei cartelli che accompagnano le immagini – prende la forma, nei loro occhi e nelle loro espressioni, di una domanda rivolta a noi: perché tolleriamo la guerra? Perché la accettiamo, senza pensarci oppure rivestendo la nostra accondiscendenza nella carta regalo dell'aiuto umanitario? Questi volti ci chiedono di trasformare l'orrore provato di fronte alla violenza in resistenza attiva, in militanza, in impegno destinato non a fermare le guerre, ma a renderle impensabili».

La terza sala, infine, ospita fotografie che ci portano a Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, dove decine di migliaia di cristiani (ma non soltanto) hanno trovato rifugio dalla violenza scatenata dallo “Stato islamico”. È la sala che celebra la forza della vita: gli scatti ritraggono soprattutto i giovani che, la sera, escono nelle strade trasformandole in una passerella di resistenza contro la violenza e la persecuzione che vorrebbero impedire loro di continuare a vivere come hanno sempre vissuto.
 
L'esposizione resterà aperta al pubblico dal 31 marzo all'11 giugno, il venerdì dalle 16.00 alle 18.00, sabato e domenica (e altri festivi) dalle 14.00 alle 18.00. Per informazioni, visite di gruppo o scolastiche si prega di chiamare lo 091 821 15 55.
Entrata franchi 7.

© montecarasso.ch – credits – Ultimo aggiornamento della pagina: 20.04.2017 – Visualizzazione: RegolareStampa

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